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Il Pianeta Marte: La nostra indagine

Di Alessio Vasselli – Operazione Speranza

Da sempre Marte risulta essere il pianeta che più si innesta nelle nostre fantasie più elaborate attraverso le molteplici teorie, racconti e film che lo vogliono come pianeta abitato da esseri di ogni forma e colore.

I nostri sogni e le nostre fantasie sono state rese “favole” con nostro fortissimo dispiacere gia dai primi viaggi effettuati dalle sonde Nasa nei primi anni 60, dove sembrava fosse evidente che il “Pianeta Rosso” non avrebbe in alcun modo potuto ospitare forme di vita.

La prima sonda il Mariner4

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Dopo i primi due insuccessi delle sonde Mars1 (persa a 106 milioni di km) e Mariner3 (fallita), fu la volta della sonda denominata Mariner4 (indicata in letteratura anche come Mariner-Mars 1964) che venne lanciata il 28 novembre 1964 e restituì durante il sorvolo del pianeta ben 22 foto.

Fu proprio attraverso queste primissime foto, avendo riscontrato che il suolo marziano era formato prettamente da crateri e con un atmosfera più sottile di quel che era stato ipotizzato, che gli scienziati cominciarono a definire Marte “un pianeta morto”.

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Il Mariner 4 nella fase di assemblaggio

 

440px-Mars_(Mariner_4)

La prima immagine ravvicinata di Marte ad essere ripresa.

La missione riuscì ad inviare a terra 64 kb di dati.

Le immagini visionate a terra riportavano una superficie in apparenza molto simile a quella lunare, dai dati raccolti furono stimate una pressione atmosferica compresa tra 4,1 e 7,0 mbar (da410 a 700 Pa) ed una temperatura diurna di -100°C.

La missione era stata preceduta nell’estate del 1964 da un convegno della Nasa nel corso del quale i ricercatori avevano avanzato numerose ipotesi su quello che sarebbe potuto essere l’ambiente marziano che avrebbero ripreso le sonde e, anche, sulle possibili forme di vita che avrebbero potuto abitarlo. I partecipanti erano stati concordi nel ritenere che la vita fosse presente sul pianeta; tra i più ottimisti, Carl Sagan aveva proposto che animali delle dimensioni degli orsi polari potessero sopravvivere nelle fredde lande marziane, ma anche i cambiamenti stagionali nella colorazione di Marte erano stati interpretati come dovuti alla presenza di vaste aree di “vegetazione”. (fonte)

Purtroppo, i dati e le foto inviate dal Mariner4, ma soprattutto le analisi che riportavano l’assenza di un campo magnetico, spensero ogni entusiasmo affievolendo così le speranze di trovare quella vita che, per secoli, aveva alimentato film, racconti ma soprattutto le fantasie più disparate nell’immaginario di ognuno di noi.

Il Programma VIKING

Alla missione della sonda Mariner4 gli successero altre 11 missioni (con alcuni insuccessi e fallimenti, vedi Zond2 – Mariner8 – Mars4 ) ma nel 1976 fu la volta del programma Viking che portò una ventata di nuovi dati negli archivi della Nasa.

Sito di atterraggio del Lander Viking 1
Sito di atterraggio del Lander Viking 1

Il programma prevedeva il lancio di due sonde NASA (Viking1 – Viking2) che entrarono nell’orbita di Marte ed entrambe inviarono un lander sul suolo marziano che atterrò con successo.

Dalle prime foto a colori inviate da queste due missioni, si evidenziarono dettagli mai visti del pianeta, si rilevarono inoltre dati sulle temperature (che variavano tra -123 °C e -23 °C) e vennero inoltre osservati cambiamenti di pressione atmosferica, spostamenti di gas atmosferici tra le calotte polari e tempeste di sabbia stagionali.

MISSIONI SUCCESIVE

Successivamente al Programma Viking furono inviate verso il pianeta ormai definito “Pianeta Rosso” (nella migliore delle ipotesi) altre sonde che riportarono dati ed immagini sempre più dettagliate.

Per comodità riporteremo una tabella completa di tutte le missioni ed andremo avanti nella nostra piccola indagine:

FireShot Capture 7 - Esplorazione di Marte - Wikipedia_ - https___it.wikipedia.org_wiki_Esplo

(Fonte)

PRIMI DUBBI: Atmosfera di marte

Quando ho iniziato ad effettuare le prime ricerche sul web, mi sono imbattuto in quella che molti chiamano teoria alternativa su Marte.

Mi sono trovato di fronte ad una miriade di siti che riportavano più o meno tutti gli stessi dati, veri o falsi che fossero, la cosa aveva poca importanza, l’importante sembrava suscitare sdegno ed attirare l’attenzione del lettore sulle possibili soluzioni di occultamento portate avanti il più delle volte dalla stessa NASA.

Le teorie, nelle quali chiunque di noi può imbattersi facendo una ricerca elementare sul web e scrivendo semplicemente, su di un qualsiasi motore di ricerca le parole “Marte” e “verità” sono le più disparate, ma riportano tutte un comune denominatore; La NASA avrebbe alterato i colori delle foto che raffigurano Marte.

In particolar modo una delle rappresentazioni che più suscitano stupore è un collage di due foto, che riporterebbe alla propria destra un’immagine tratta dal sito della Nasa (foto impressa comunque nell’ immaginario comune) ed alla sua sinistra una foto ripresa da un ipotetico telescopio amatoriale.

immagine-di-marte-amatoriale-e-nasa-1

L’immagine di per se sembra essere sorprendente, è quindi vero che la Nasa ha falsificato i colori delle immagini, quei colori che, attraverso un telescopio in orbita ( o comunque attraverso un telescopio professionale come ad esempio il famoso Hubble) dovrebbero essere molto più nitidi e vivaci del rosso al quale ci hanno abituato?

Facendo una rapida ricerca sul web utilizzando la formula “Hubble”+”Mars”+”Photo” si ha libero accesso al sito ufficiale del telescopio Hubble http://hubblesite.org/gallery/album/solar_system/mars/ dal quale ho scaricato personalmente alcune immagini che sembrano raffigurare il “Pianeta Rosso” in una veste a dir poco più colorata del solito.

hs-1991-05-a-web Hubble1hs-1995-16-d-web Hubble2hs-1995-16-e-web Hubble3

Il primo appunto che mi sento di fare è questo: Se pensassimo, attraverso la sola visione di un paesaggio extraterrestre, di poter comprendere se possa esserci o no la vita analizzando semplicemente le componenti cromatiche delle foto in questione, incapperemmo in un errore grossolano.

Arrivati a questo punto possiamo solamente ipotizzare che il pianeta Marte possa essere un pianeta simile alla Terra, ma andiamo avanti.

Marte quindi è un pianeta ipoteticamente simile alla Terra, si trova nel nostro sistema solare a “pochi passi” da noi ed è illuminato dallo stesso sole, ma in maniera più lieve e leggera ed in quantità minore per via della sua distanza maggiore da esso, ed a causa della sua singolare orbita, sul suolo marziano avremo giornate meno luminose quando il pianeta si trova all’afelio rispetto a quando si trova al perielio (42 milioni di km di differenza).

La ricerca prosegue ed analizzando altri articoli ci ritroviamo davanti ad alcune foto alle quali sono stati rimossi (a detta dello scrittore) i filtri rossi che vengono applicati dalla stessa Nasa per coprire le vere caratteristiche cromatiche che porterebbero qualcuno a domandarsi se effettivamente non ci sia un’atmosfera respirabile sul pianeta.

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Una cosa salta subito agli occhi, un qualcosa che accomuna tutte e tre le immagini prese in esame, stiamo parlando del cielo azzurro.

La domanda che dovremmo porci in tal caso sarebbe questa:

Cosa comporterebbe un cielo azzurro nelle foto che ritraggono i paesaggi marziani?

Alcuni asseriscono che se il cielo visto nelle foto della Nasa fosse stato lasciato al suo valore iniziale e quindi blu o azzurro, per gli scienziati sarebbe stato difficile poter dichiarare che sul pianeta non ci possa essere atmosfera con conseguente attacco da parte di chi pensa che ci sia un piano per occultare forme di vita o qualsiasi altra misteriosa attività sul suolo marziano.

Ma analizziamo nel dettaglio il significato del blu del cielo marziano, citando un articolo di Annibale D’ercole dell’Osservatorio Astronomico di Bologna, che dice:

Non c’è dubbio che sia stato proprio il bel colore blu ad ispirare Manzoni nella descrizione, nei Promessi Sposi, di “… quel cielo di Lombardia, così bello quando è bello, così splendido, così in pace”.   Ad un fisico, tuttavia, il cielo pone riflessioni più prosaiche: perché il cielo è blu? E perché il Sole, al tramonto, appare rosso?

Com’è noto, la luce visibile di color bianco proveniente dal Sole è composta dalla sovrapposizione di onde elettromagnetiche di diverse lunghezza d’onda che variano dai 380 nm [1 nanometro (nm) = 1 milionesimo di millimetro] della radiazione che percepiamo come violetta, fino ai 720 nm della radiazione che ci appare rossa, passando per il blu, verde, giallo, arancio.

Una volta raggiunta la Terra, un raggio solare interagisce con l’atmosfera. Quest’ultima è composta per il 78% da azoto e per il 21 % da ossigeno. Sono anche presenti argon, acqua (in forma di vapore, goccioline e cristalli di ghiaccio) e particelle solide (polveri, ceneri dai vulcani e sale dal mare).

Gli effetti dell’interazione tra luce ed atmosfera dipendono dalla lunghezza d’onda della radiazione e dalle dimensioni degli oggetti su cui questa incide.

Le particelle di polvere e le goccioline d’acqua sono molto più grandi della lunghezza d’onda della luce visibile: in questo caso la luce viene riflessa in tutte le direzioni allo stesso modo, indipendentemente dalla propria lunghezza d’onda.

Le molecole di gas hanno dimensioni inferiori e la luce si comporta diversamente a seconda della sua lunghezza d’onda. La luce rossa ha una lunghezza d’onda maggiore e tende a “scavalcare” le particelle più piccole senza “vederle”; questa luce, dunque, interagisce molto debolmente con l’atmosfera e prosegue la sua propagazione rettilinea lungo la direzione iniziale. Al contrario, la luce blu ha una lunghezza d’onda inferiore e si “accorge” della presenza delle molecole da cui è infatti riflessa in tutte le direzioni (fu Einstein a dimostrare nel 1911, contrariamente a quanto si credeva in principio, che erano proprio le molecole, e non le polveri in sospensione, la causa della diffusione).

Questa diffusione differenziale dipendente dalla lunghezza d’onda è chiamata, in inglese, Rayleigh scattering (da Lord John Rayleigh, il fisico inglese che per primo la descrisse nella seconda metà dell’Ottocento).

Più precisamente, la quantità di luce diffusa è inversamente proporzionale alla quarta potenza della lunghezza d’onda. Ne consegue che la luce blu è diffusa più di quella rossa di un fattore (700/400)4 ~ 10.

Proprio nel Rayleigh scattering risiede la risposta alle domande che ci siamo posti all’inizio.

Nell’attraversare l’atmosfera, la maggior parte della radiazione di maggior lunghezza d’onda prosegue la sua traiettoria rettilinea. La luce rossa, arancione e gialla viene influenzata solo in minima parte dalla presenza dell’aria. Al contrario, la luce blu è diffusa in tutte le direzioni. In qualunque direzione si osservi, parte di questa luce giunge ai nostri occhi. Il cielo, pertanto, appare blu.

Vicino all’orizzonte il cielo è di un azzurro più chiaro perché la luce, per raggiungerci da questa direzione, deve attraversare più aria e viene diffusa maggiormente; pertanto siamo raggiunti da una minor quantità di luce blu.

Le nuvole e la nebbia ci appaiono bianche perché consistono di particelle più grandi delle lunghezze d’onda della radiazione visibile, e diffondono tutti i colori allo stesso modo. Tuttavia, in particolari condizioni, è possibile che in aria si trovino in sospensione particelle più piccole.

Alcune montagne sono famose per le loro foschie blu (ad es. a Les Vosges in Francia). In questo caso gli aerosol di terpene rilasciati dalla vegetazione reagiscono con l’ozono dell’atmosfera formando particelle di circa 200 nm adatte a diffondere la luce blu.

A volte, l’incendio di una foresta o un’eruzione vulcanica possono riempire l’atmosfera con particelle delle dimensioni di 500-800 nm. Queste particelle sono pertanto in grado di diffondere la luce rossa, provocando un effetto opposto a quello usuale. In questo caso è la luce rossa ad essere diffusa via dal raggio incidente e questo provoca, in alcuni casi, una colorazione blu della Luna. Questo è un effetto che accade assai di rado e nella lingua inglese è preso ad esempio di evento raro (once in a blue moon, una volta ogni luna blu; l’analogo del nostro “una volta ogni morte di papa”).

Se fossimo sulla Luna, a causa dell’assenza di atmosfera (e della diffusione ad essa connessa), il cielo apparirebbe nero e il Sole sarebbe bianco. Sulla Terra, invece, in conseguenza del Rayleigh scattering, parte della componente blu è rimossa dai raggi diretti del Sole che pertanto ci appare giallo. Questo effetto è amplificato al tramonto, quando il Sole è vicino all’orizzonte. I raggi solari diretti attraversano uno strato maggiore di atmosfera e vengono maggiormente impoveriti della componente blu. Il Sole, dunque, diventa sempre più rosso man mano che il tramonto procede.

Le immagini inviateci dalle sonde Viking nel 1977 e Pathfinder nel 1997 hanno mostrato che il cielo visto da Marte appare rosso. Questo è dovuto alla polvere ricca di ossido di ferro (che appare rosso), sollevata durante le bufere che si verificano di tanto in tanto sul pianeta rosso (come viene appunto soprannominato Marte). Il colore del cielo marziano dipende dunque dalle condizioni atmosferiche. Esso è blu in assenza di bufere recenti, ma risulta comunque più scuro di quello terrestre a causa della minore quantità di atmosfera.

Abbiamo quindi capito attraverso questo scritto, che il colore del cielo marziano potrebbe variare semplicemente con l’intensificarsi di tempeste di sabbia, ma questo potrebbe influenzare l’intero globo marziano visto da un telescopio?

Questo per ora rimane un dubbio che approfondiremo.

Un altra particolarità cromatica che possiamo osservare dalle foto prese dal telescopio Hubble è quella del colore verde che sembra essere non solo presente sul suolo marziano, ma anche ben diffuso.

hs-1995-16-d-web Hubble2

E’ chiaro che, se esistessero su Marte strati di vegetali capaci di fotosintesi clorofilliana, cioè ossigeno nell’aria, il cielo non dovrebbe apparire giallastro come nelle foto che i vari robottini mandati sulla superficie ci inviano.

Del resto, la presenza di tanto ossido nelle rocce superficiali potrebbe suggerire che una discreta quantità di ossigeno molecolare (azzurro) sia presente nell’aria marziana. Oltre che per la ricombinazione della CO2 e altri composti dell’ossigeno che costituiscono per oltre il 95% l’atmosfera.

Girando ancora nel web troviamo moltissime immagini che rappresentano (a detta di chi le propone) il suolo marziano “invaso” da macchie scure (foto in bianco e nero) che verosimilmente potrebbero essere vegetali.

Vediamone alcune:

vegetazione 1vegetazione 2

vegetazione 3vegetazione 4

(Fonte foto Moc)

Ad un primo sguardo sembra essere quasi evidente una presenza di una qualche specie di vegetazione sul suolo marziano, ma allora perché negarlo ed allo stesso tempo pubblicare liberamente sul proprio sito (in questo caso parliamo del sito Nasa) delle foto così a prima vista compromettenti?

Raffrontando la scala questi “organismi” possono essere enormi, alti fino ad un chilometro. I detrattori di quanto sopra riportato argomentano asserendo che su Marte non ci siano condizioni climatiche tali da consentire lo sviluppo di forme di vita vegetale, tuttavia, tale affermazione non trova riscontro nella realtà. Le condizioni necessarie per la crescita delle piante (per quanto riguarda le specie conosciute sulla Terra), sono: la presenza di acqua allo stato liquido, di anidride carbonica nell’aria, di nutrienti minerali nel terreno e di un’ irradiazione solare sufficiente. Su Marte la quantità di luce che arriva al suolo è simile a quella che raggiunge la superficie terrestre. L’anidride carbonica è abbondante, ciò è comprovato anche dall’effetto serra generalmente prodotto proprio dalla CO2 che mantiene mite la temperatura del pianeta. Le sostanze nutritive nel terreno sono invece fornite dalla disgregazione eolica e termica delle rocce. Infine sovente questi “boschetti” si allargano attorno ad apparenti bacini contenenti del liquido, presumibilmente acqua (foto sotto).

fiumi 1fiumi 2fiumi 3

Anche in questo caso visivamente parlando, tutto sembra così evidente e di facile risoluzione.

Ma vediamo come viene affrontato questo argomento a livello “ufficiale”.

Prendiamo ad esempio questa immagine che a detta di molti raffigurerebbe alberi o una qualche tipo di specie vegetale sul suolo marziano.

vegetazione 5

Proviamo a scomodare uno dei “debunkers” più conosciuti attualmente nel web, Paolo Attivissimo che dice al riguardo:

FireShot Capture 2 - Alberi su Marte__ - http___attivissimo.blogspot.it_2010_01_alberi-su-marte.html

Ok quindi a detta di Paolo Attivissimo si tratta semplicemente di sabbia scura che cade dalle creste ghiacciate in primavera.

Ma non è anche la stessa scienza “ufficiale” che ci dice attraverso l’Università di Siena che ha collaborato con la statunitense Keck School of Medicine della University of Southern California (Usc), e con Gilbert V. Levin, Principal Investigator dell’esperimento LR avvenuto su Marte.

”Tutto fa pensare che nei campioni marziani analizzati ci fossero tracce biologiche”

 ha spiegato il coordinatore dello studio, Giorgio Bianciardi, esperto di sistemi dinamici caotici applicati alla biologia e docente di Astrobiologia all’Università di Siena.

Ed ancora: (riferendosi agli esperimenti effettuati dal Labeled Release, dei quali 3 su 4 diedero esito negativo nella ricerca di tracce biologiche nel terreno marziano)

‘La recente dimostrazione che gli altri esperimenti fossero in realtà troppo poco sensibili ha riaperto la questione”, ha spiegato Bianciardi.

“Molti ritengono che i dati dell’esperimento Lr (Labeled Release) siano stati falsati dalla presenza del terreno di particolari elementi che avrebbero ‘simulato’ i dati chimici attesi in presenza di forme di vita. Dopo aver lavorato duramente per il recupero dei dati ormai ‘antiquati’ e semi-abbandonati, il nuovo studio ha invece ”analizzato le variazioni di temperatura misurate all’epoca sui campioni’’

”Confrontando matematicamente le oscillazioni caotiche del terreno marziano con quello terrestre, sia popolato da forme di vita che sterilizzato, possiamo concludere che ci fossero attività biologiche’’.

(Fonte) (Fonte) (Fonte Paper Ufficiale)

Queste frasi ci permettono per lo meno di non fermare la nostra indagine.

Per quanto riguarda mari, laghi e foreste navigando ancora più a fondo nel web possiamo imbatterci in Joseph P. Skipper, un ricercatore e autore del libro “The Hidden Truth: Water & Life on Mars” .

Lo stesso Joseph P. Skipper è autore del sito http://www.marsanomalyresearch.com/ nel quale vengono inseriti per ogni foto, due fonti di siti scientifici.

Riportiamo qui attraverso le sue parole, uno stralcio del suo sito:

“Marte ci è stato da sempre mostrato come un pianeta arido, rosso e ricoperto da nient’altro che vasti deserti e rocce. Per farvi capire che tutte le prove che ho inserito qui sono documentabili e verificabili nei siti scientifici ho presso i link inserendoli sotto ogni immagine. Potrete giudicare voi stessi.

Ho diviso le immagini in due blocchi…

Nel primo si vedranno diverse zone della superficie marziana, dove è presente l’acqua allo stato liquido, in alcune è presente anche quella che possiamo definire una foresta.

Il secondo blocco riguarda esclusivamente zone dove sono presenti delle foreste. Si suppone non debba esistere nulla di tutto questo, su Marte.

Da quel che viene riferito ufficialmente da anni ormai, la superficie di Marte è completamente asciutta e priva di vita. Inoltre, l’atmosfera è composta dal 95.35% di anidride carbonica (CO2), con solo una piccolissima parte, 03% di vapore acqueo, con una temperatura che varia dai -60°C a -130°C. Tuttavia in piena estate nella linea dell’equatore dovrebbe raggiungere una temperatura di circa 20°C.

In altre parole, sarebbe una corsa contro la sopravvivenza, un pianeta senza protezione umana dalla luce del sole, e come se non bastasse si verrebbe rapidamente uccisi dai gas che congelerebbe fino alla morte un essere umano.

Per qualche ragione, qualcuno vuole nascondere all’umanità la verità del pianeta Marte, non conosco la ragione ma è così ovvio, perché mai nessuno ci ha mostrato pubblicamente queste immagini? cosa ci vogliono nascondere?”

STRANE ANOMALIE

Proseguiamo la nostra ricerca con altri documenti trovati sul web resi ufficiali da articoli di famosi quotidiani sia italiani che stranieri.

Il caso di Pinnacle Island, il sasso apparso su di una foto di Opportunity ad esempio, fece molto scalpore ma per quale motivo?

Semplice, perché nelle foto precedenti che inquadravano la stessa porzione di terreno, quel sasso non c’era!

In questo caso ci viene in contro un articolo del Corriere Della Sera:  http://www.corriere.it/scienze/14_gennaio_20/marte-appare-roccia-che-alcuni-giorni-prima-non-c-era-06c0e222-81b9-11e3-8a88-1094d7bd0d52.shtml

FireShot Capture 3 - Marte_ appare una roccia che alcuni gi_ - http___www.corriere.it_scienze_14_g

Anche in questo caso la versione considerata “ufficiale” è quella del sasso lanciato da uno dei geyser che si trovano nelle vicinanze, o ancora la possibilità che sia stato lo stesso Opportunity attraverso il movimento a spostare li il piccolo sasso.

Forme di vita su Marte

Un’altro tormentone che con molta facilità possiamo trovare sui vari siti che hanno fino ad oggi trattato il delicato argomento è quello (più avanzato) delle possibili forme di vita presenti su Marte.

La cosa potrebbe far sorridere, ma neanche io potevo immaginare che indagando più a fondo, mi sarei imbattuto in cose tanto curiose e particolari. Andiamo con ordine.

Scrivendo sul motore di ricerca le parole “Mars” e “Animals” e selezionando la categoria immagini, troviamo decine e decine di foto cerchiate in alcuni punti di rosso o ingrandite per mostrare animali più o meno plausibili.

Ad esempio è il caso del “gorilla” marziano, molto più verosimilmente una roccia che a causa della pareidolia e della distanza che rende il tutto sfocato ci fa vedere un bellissimo e fiero esemplare di gorilla.

monkey-on-mars

O ancora il caso molto più verosimile che ritrae su di una delle foto di Opportunity, un esemplare di simil-lucertola o iguana o animale simile.

lucertola marziana

E ancora una sorte di quadrupede simile ad un leone rivolto proprio verso Opportunity.

lion

Tutto questo può essere riportato facilmente ad un effetto di pareidolia come gia anticipato poche righe fa.

Ma è stato proprio nel momento in cui stavo sorridendo di queste bellissime foto, che a mio parere non avrebbero aggiunto nulla alla miriade di possibilità offerte dai cosiddetti “complottisti” che mi sono imbattuto in un’immagine a dir poco fantastica (parere puramente personale).

L’immagine in questione è scaricabile al seguente link http://www.nasa.gov/mission_pages/msl/multimedia/pia16204.html ed invito il lettore ad effettuare una prova personalmente.

L’immagine è scaricabile nella sua interezza cliccando in basso a destra sul pulsante “Full Size” (la riportiamo qui sotto per semplicità)

L’immagine, scattata da Curiosity lo scorso 28 settembre 2012, mostra una veduta panoramica del sito marziano chiamato ‘Rocknest’, proprio lì dove la sonda ha raccolto alcuni campioni di sabbia, scoprendo che il suolo è ricco di elementi basaltici, molto simile a quelli riscontrabili sulle isole Hawaii.

rocknest 52 sol

Ora quello che dobbiamo fare è semplicemente aprire l’immagine appena scaricata ed ingrandire la porzione che abbiamo cerchiato in rosso.

scoiattolo-marte

Quello che ci appare in questo momento sembra abbastanza evidente ed è per lo meno “curioso”.

Quello che appare ai miei occhi è un mammifero, non importa se possa trattarsi di un scoiattolo, un criceto o un coniglio (ricordiamoci che stiamo parlando ipoteticamente di un animale marziano) quello che conta è che la pareidolia qui a parer mio c’entra veramente poco.

I primi a parlarne furono quelli di FoxNews http://www.foxnews.com/science/2013/05/29/mars-rat-spied-by-nasa-curiosity-rover.html#ixzz2UnB17rUG

Subito dopo anche Discovery News, International Bussiness Times e altri principali notizie di stampa pubblicarono la suddetta foto.

Ma tralasciamo i pareri personali e vediamo cosa dice lo stesso Joseph Skipper del Mars Anomaly Research, uno dei primi a commentare l’immagine:

“Che ci crediate o no, l’immagine mostrata dalla Nasa è una prova evidente che c’è una forma di vita su Marte molto simile ai mammiferi. La questione è: o la vita su Marte è molto simile a quella presente sulla Terra, oppure ci troviamo di fronte a qualcosa di molto importante che la Nasa sta facendo, qualcosa che rivela cosa sia realmente accadendo sulla superficie di Marte”.

Secondo alcuni, il ‘ratto’ sulla superficie potrebbe esserci davvero, portato di nascosto dalla Nasa per testarne le capacità di sopravvivenza. Proprio pochi giorni fa, la Nasa ha diffuso la notizia che i viaggi su Marte potrebbero essere preclusi all’uomo per la grande quantità di radiazioni a cui verrebbero esposti gli astronauti. Questa considerazione potrebbe essere il frutto degli effetti nocivi che ha subito il ‘topolino’ in missione su Marte?

Per ora non ci è dato saperlo ma continueremo ad effettuare ricerche in merito.

Cosa ne pensa la NASA

D’altronde fu lo stesso Charles Frank Bolden Direttore della Nasa ad affermare la possibilità che una volta su Marte potesse esserci la vita.

Ma anche in questo caso secondo Paolo Attivissimo, gli ormai famosissimi “complottisti” avrebbero travisato le parole dello stesso Bolden, traducendo in maniera errata la frase “It is the most likely planet in our solar system that had life at one time” con “Esso era abitato da forme di vita extraterrestri”

FireShot Capture 4 - No, l'amministratore della NASA non ha_ - http___attivissimo.blogspot.ch_2014

Sempre un parere personale è il fatto che, anche se (come anticipato da Attivissimo) la frase fosse stata tradotta correttamente e quindi in questo modo:

“È il pianeta del nostro sistema solare che più probabilmente ha ospitato vita in passato, potrebbe ospitare vita adesso, e pensiamo possa certamente sostenere la vita…”

Il significato non sembra variare di molto anche perchè con tutta probabilità l’attenzione dei lettori potrebbe focalizzarsi sulla frase successiva (“potrebbe ospitare vita adesso, e pensiamo possa certamente sostenere la vita…”) ma…si sa, il debunkers deve pur fare il suo mestiere.

CONCLUSIONI

La nostra ricerca non può che continuare, per lo meno avremo la possibilità di partire da alcuni spunti che mi auguro essere riuscito a riportare in questo primo articolo dedicato alla “indagine marziana”

Tutte le fonti utilizzate nell’articolo verranno citate alla fine dello stesso per dar modo al lettore di farsi una propria idea sul materiale trattato.

Nulla è certo ma i dubbi sul fatto che ci sia effettivamente qualche dettaglio da approfondire ci sembrano chiari e cercheremo di farlo prossimamente con altri articoli che vedranno nel dettaglio i vari punti rimasti scoperti nella nostra ricerca.

Alessio Vasselli

Operazione Speranza

Fonte: http://blog.luniversovibra.com/non-ci-sono-dubbi-ce-vita-su-marte/

Fonte: http://www.lescienze.it/news/2015/10/03/news/ricerca_vita_marte_problemi_contaminazione-2788724/

Fonte: http://www.marsanomalyresearch.com/

Fonte: http://www.corriere.it/scienze/14_gennaio_20/marte-appare-roccia-che-alcuni-giorni-prima-non-c-era-06c0e222-81b9-11e3-8a88-1094d7bd0d52.shtml

Fonte: http://www.acam.it/marte-verita-e-bugie-di-50-anni-nello-spazio/

Fonte: http://www.pianetamarte.net/marte_oggi8.htm

Fonte: http://giornaleastronomia.difa.unibo.it/spigolature/spigo402base.html

Fonte: http://attivissimo.blogspot.it/2010/09/voyager-e-gli-alberi-marziani.html

Fonte: http://attivissimo.blogspot.it/2010/01/alberi-su-marte.html

Fonte: http://www.coscienza-universale.com/misteri/misteri-marte-le-verita-nascoste/#imageclose-8734

Fonte: http://www.ufoonline.it/2012/04/12/scoperta-finalmente-la-firma-della-vita-su-marte/

Fonte: http://www.nasa.gov/mission_pages/msl/multimedia/pia16204.html

Fonte: http://attivissimo.blogspot.ch/2014/10/no-lamministratore-della-nasa-non-ha.html

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Esplorazione_di_Marte#Prime_sonde_e_orbiter

 

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